Ai Garibaldini, il ristorante che piaceva alla Woolf

Posted on 10 Giugno 2018

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«Siamo tornati nel piccolo albergo… ci siamo affacciati sul cortile per guardare…» Virginia Woolf, famosa scrittrice inglese, del suo viaggio a Mantova nel 1927, conservava il ricordo di quel «piccolo albergo», che era «Ai Garibaldini», soprattutto ristorante, arrivato a superare i 200 anni. Sempre in via San Longino e nel palazzo che era stato dei Guerrieri Gonzaga.
La storia può partire dal 1803 e dalla cantina detta dei Tre Scalini, come allora si chiamava la strada, diventata poi «Ai 2 segantini». Il racconto si sposta a Borgoforte dove, con l’armata napoleonica, era finito Joseph Noel Nouvenne: più che del ponte, s’interessava di Maria Teresa Margherita Rossi, ragazza di Borgoforte e la sposava nel 1810, dopo essersi congedato. Sarà la dinastia Nouvenne ad entrare nella vicenda dei «2 segantini» con Napoleone Eugenio e Alessandro, nipoti del pontiere, che rilevavano la licenza intorno al 1860.
Continuità delle generazioni familiari, durante 86 anni: toccava a Sandro Nouvenne, nel 1946, passare il testimone.
Napoleone Nouvenne, ventenne, era corso nel 1866 in Trentino per combattere con Garibaldi e, partiti per sempre gli austriaci da Mantova, aveva dato al ristorante l’insegna «Ai Garibaldini».
Dai Nouvenne a Giulio Mazzocchi, che assumeva Rino Tedeschi, giovane cuoco di Nogara, rimasto con la nuova gestione: nel 1950 Cesarino Dall’Asta e Tommaso Bellintani, che continuava da solo, creando il mito dei Garibaldini.

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