Mantova

Storia di arte e cultura

GEOGRAFIA

Capoluogo della provincia più orientale della Lombardia, Mantova dista da Milano 180 chilometri, da Venezia 160, da Verona soltanto 45, da Bologna 115, dal Lago di Garda 30 e da Roma 470. Alla larga delle rotte classiche del turismo di massa e dalle vie dei flussi commerciali per il suo essere più acquatica che asfaltica, Mantova sta infilata in una curva ipertrofica del Mincio. La città è lambita dalla A22, è servita dal vicinissimo aeroporto Catullo di Villafranca di Verona, sta sull’intersezione della strada della Cisa e della Padana Inferiore.

NOME

I dialetti del posto e molte lingue straniere hanno rispettato il nome arcaico della città: Mantua. L’italiano no: Mantova, come ha fatto con Genua e con Padua. La leggenda racconta che Ocno capitato nella palude insieme alla madre Manto in fuga da Tebe, abbia fondato il villaggio intitolandolo alla genitrice, indovina figlia del cieco veggente Tiresia. A dar retta al mito rispolverato da Dante, complice Virgilio, i mantovani dovrebbero essere antichi immigrati greci dentro l’universo latino. Ma più realisticamente sarebbe stato il dio etrusco degl’inferi, Mantus, ad ispirare il nome dell’abitato, estremo avamposto a nord del Po di quella civiltà nel V secolo avanti Cristo. Anche questa teoria, però, scricchiola se si pensa che certamente Mantova è “infera” perchè più bassa non si può, ma che nello stesso tempo è un punto decisamente sopraelevato rispetto al primordiale ventre pantanoso. La radice indoeuropea man mon men ha infatti prodotto le parole mento, monte, monile, eminente, montare, mantello. Stare sopra è di rigore, altrimenti ci si bagna.

CHIAMATELA PURE

Negli anni Settanta del Novecento, Mantova fu definita localmente e polemicamente “La bella addormentata” per il fatto che è una città seducente ma con dinamiche e tempi di reazione tutti suoi. Inaugurando la mostra “Gli splendori dei Gonzaga” all’inizio degli anni Ottanta fu inventato l’epiteto The prisoner of three lakes, la prigioniera dei tre laghi. Capito? Quaggiù c’è una straordinaria autostima che ha la sindrome dell’incatenamento. Nel luglio 2008 l’Unesco l’ha inserita tra i patrimoni dell’umanità.

I TRE LAGHI E IL RESTO

Qualche viaggiatore s’illude che i laghi di Mantova siano il gran finale della sequenza degli specchi d’acqua d’origine glaciale che con le loro parti meridionali lambiscono la pianura. Quando si dice lago, si pensa sempre a navigazione, rilievi intorno, aria fresca, nuotate; i bacini di Mantova contraddicono ogni aspettativa. Non sono altro che Mincio spanciato. Il Mincio che, raggiunta la pianura non sapeva dove andare, si mise in parcheggio. E allora acquitrini, canneti, laguna. Sì, nel passato molto passato la gente che abitava l’isola del Mincio si sentiva protetta ma non ne poteva più delle intemperanze del Mincio che credendo di essere un lago, spesso alluvionava, spaccava, andava in secca. L’ingegnere Alberto Pitentino nel 1190 diede una regolata all’affluente. Questo è il sistema:
Lago Superiore (o di Sopra) Va dalle Grazie al Ponte dei Mulini. Sta ad ovest. E’ il più esteso del terzetto.
Lago di Mezzo E’ il più piccolo. A nord, sta compreso fra il ponte dei Mulini e il ponte di San Giorgio.
Lago Inferiore (o di Sotto) Espanso fra il Ponte di San Giorgio e il Ponte di Diga Masetti a est alimenta la Vallazza che poi restituisce il Mincio alle sue dimensioni ordinarie.
Rio E’ il canale che collega il Lago Superiore al Lago Inferiore tagliando quasi obliquamente la città. In origine era anche il limite della Mantova medievale.
Lago Paiolo Interrato nel Settecento chiudeva il cerchio liquido a sud.
Governolo E’ il paese dove il Mincio trova il Po, e dove papa Leone I avrebbe fermato l’unno Attila nel 452. Le sue chiuse permettevano di governare i flussi e i reflussi dei fiumi da e per Mantova.